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Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice *

PAOLA DE POLIS FOGLIETTA

Lo studio dei chakra che stiamo approfondendo negli ultimi seminari sta diventando un motivo di approfondimento esistenziale in cui si è inevitabilmente spinti a guardare con più attenzione il nostro funzionamento fisico e psichico. Le emozioni come la vergogna, il senso di colpa, la rabbia, per citarne qualcuno, collegate al funzionamento dei vortici energetici posti lungo il nostro corpo, vanno a riattivare un percorso, un filone di emozioni che ci potrebbero portare a ricordi molto antichi, opportunamente dimenticati , che assomigliano al sentiero di briciole di Hans e Gretel. Alla fine del sentiero c’è sempre una strega che ci vuole uccidere, almeno è quello che pensiamo, ma c’è una buona notizia – come direbbe in modo serio e sorridente Silvia Menguzzi, una delle Docenti del Seminario di Giugno del Corso di Counseling. La buona notizia è che non solo non siamo morti, ma che continuiamo a vivere!Quindi possiamo entrare nella casetta dei dolciumi, stringere la mano alla strega, bere un thé insieme a lei e gettarla nel forno acceso.

Lo studio dei sette chakra principali, assomiglia alla discesa dei sette gradini del fonte battesimale dei cristiani antichi. La discesa prevede la morte dell’uomo vecchio e la risalita di altri sette gradini la rinascita. A quanto pare dobbiamo sbarazzarci di qualcosa per poter vivere. Il numero 7 ritorna come unità di misura della settimana, come i sette pianeti tradizionali del sistema solare ed era inoltre il numero preferito di Pitagora, che sceglieva tra i suoi discepoli quelli che avevano il numero 7 nel loro profilo numerologico (facendo la somma dei numeri della data di nascita), in quanto persone riservate e introspettive, con un forte intuito e una predisposizione al misticismo. Platone definiva il 7 anima mundi.

Come la cosmogonia vedanta degli involucri in cui una cosa racchiude l’altra come scatole cinesi, così il nostro universo contiene gli stessi ingredienti e il macro contiene altre forme fino al raggiungere il micro, il sottile contiene vari strati fino al grossolano e così via. Il sentiero di briciole, che noi stessi probabilmente abbiamo creato in tempi remoti, porta al raggiungimento della Bhakti che risiede in ognuno di noi.
Quindi in questo percorso a ritroso possiamo ritrovare la nostra infanzia perduta, ascoltare e aiutare quel bambino spaventato, arrabbiato o abbandonato e possiamo farlo proprio noi, come in un viaggio nel tempo, spostando le lancette all’indietro e trovarci esattamente lì di fronte a lui: noi da piccoli. Il tempo diventa un’invenzione della nostra mente limitata, che lo produce per non liquefarsi, e noi viaggiatori indomiti possiamo valicarlo e guarire le nostre ferite.

Durante il seminario di Counseling del Centro Studi Bhaktivedanta svolto a Bologna ho pensato che questo percorso di counseling costruisce delle persone vere, non solo tecnicamente preparate ad affrontare delle sfide relazionali, ma consapevoli e con una spina dorsale che non diventa un moralismo che vuole trasformarci in persone “perbene”. La forza interiore è costituita dalla conoscenza delle leggi universali, di chi siamo noi e cosa troveremo negli altri e dalla compassione profonda che inevitabilmente scaturisce da questa conoscenza.

*Richard Bandler

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