28
March
2014

Origine e natura dei pensieri disturbanti, PARTE I

Articolo a cura di Diana Vannini, tratto da una lezione di Marco Ferrini

Uno dei problemi più frequenti che le persone sperimentano è intrattenere nella mente, loro malgrado, emozioni fastidiose, immagini sgradevoli, pensieri disturbanti.
Tale materiale psichico è dis-ecologico perché non permette di vivere in maniera naturale, spontanea e positiva, ed è quindi causa, oltre che di una sofferenza diffusa, anche di frustrazione per la persona che ne è vittima che vorrebbe liberarsene ma non vi riesce. Per liberarsi da questi “parassiti psichici”, infatti, è necessaria un'educazione specifica, prima, ed una pratica, una tecnica adeguata, poi.
L'educazione rimanda alla conoscenza che si deve acquisire circa l'origine e la natura di tali elementi disturbanti, mentre la pratica, riguarda la modalità, una volta presa coscienza di essi, di trattarli, in modo da non esserne più effetto; presa singolarmente, ognuna di queste voci, sarebbe una condizione necessaria ma non sufficiente per affrontare il problema, affinché il processo di risoluzione sia completo ed efficace è necessario che entrambe le componenti si sviluppino e lavorino in sinergia.
Veniamo dunque alla prima fase: l'educazione.

Il corrispettivo sanscrito del termine pensiero, che non rimanda necessariamente ad un pensiero tossico, ossessivo, o patologico, quanto piuttosto ad un pensiero automatico, è vitarka.
Il fatto che questo genere di pensiero sia comune nella maggioranza delle persone, non lo rende meno dannoso. Anche se da un punto di vista psicodiagnostico vitarka non è da considerarsi appartenente a nessuna categoria specifica, esso rappresenta quel genere di pensiero che nasce e si sviluppa in automatico nella psiche delle persone ed il cui rigenerarsi ed alternarsi, vitarka dopo vitarka, offusca progressivamente la loro capacità di dialogare con se stesse, con la propria interiorità vera e che non si esplica con quel genere di elementi mentali.
La persona, inconsapevole della propria natura, tende ad identificarsi con i propri vitarka e finisce quindi per dialogare con essi, anziché con se stessa, divenendone schiava.
Il meccanismo di subordinazione dell'individuo al pensiero automatico può ben esplicarsi esaminando il suo processo di risposta al mondo fenomenico esterno, costituito da stimoli sensoriali continui e al proprio mondo interiore, determinato da memorie, registrazioni presenti e passate e reazioni agli stimoli esterni.
Ogni persona ha la propria visione dei fatti che gli accadono pertanto non si può  predeterminare in maniera oggettiva la modalità di risposta che un individuo avrà ad un determinato evento. Per questo motivo il counseling è costituito prevalentemente da ascolto attivo ed osservazione dell'altro, per coglierne il vissuto emotivo proprio e soggettivo.
Per approfondire ulteriormente i diversi passaggi che caratterizzano la genesi del pensiero automatico a partire dalla percezione citiamo un estratto del testo di M. Ferrini “Yoga Sutra di Patanjali: lettura e commento del Samadhi Pada” CSB Edizioni.
“Il fenomeno della percezione può così descriversi: un oggetto esterno bhuta, stimola il sensorio indriya, che reagisce attivandosi; in questo modo segmenti di informazione prima esterni al soggetto penetrano nella coscienza sotto forma di vritti, in particolare sotto forma di nomi, nama, e forme, rupa. Tali dati sensoriali entrati dalla coscienza scivolano in breve tempo nell’inconscio andando a costituire un nuovi samskara o a rafforzarne uno precedente. La nuova esperienza sensoriale, infatti, andrà ad aggregarsi con tutte le altre esperienze simili precedenti, costituendo in tal modo costellazioni di samskara carichi di una potenza direttamente proporzionale al numero di esperienze agglomeranti. Subordinatamente sul piano fisiologico, possiamo vedere questo processo come rafforzamento di sinapsi relative a date esperienze sensoriali. Le sinapsi sono le sedi di trasmissione dei segnali nervosi, messaggi attraverso cui le diverse parti del corpo rappresentate dalle singole cellule nervose comunicano tra loro. Una sinapsi è una congiunzione che avviene più frequentemente negli esseri umani tra un dendrite di un neurone, fascio di fibre riceventi informazioni, e l’assone, fascio di fibre che emette informazioni di un altro neurone. Esistono tuttavia sinapsi tra dendrite e soma di neuroni diversi, o fra dendriti e assone del medesimo neurone, sono casi più rari, in particolare l’ultimo. La stimolazione sensoriale avviene tramite trasmissione di impulsi elettrici ovvero come trasduzione in energia elettro-chimica di uno stimolo sensoriale a livello delle sinapsi, appunto. La natura dell’impulso veicolato tramite sinapsi può essere elettrica o chimica, eccitatoria o inibitoria. Al momento della nascita, il numero di neuroni presenti tenderà a rimanere più o meno costante per il resto della vita, mentre il numero di connessioni si moltiplicherà vertiginosamente durante i primi anni di vita. Basti pensare che a tre anni il numero di sinapsi per ogni neurone è pari a circa diecimila. Alcune di queste, attraverso il rafforzamento esperienziale vengono rafforzate, altre inattive o in eccesso verranno eliminate, altre ancora rimarranno silenti, perché meno utilizzate, pronte a riemergere in caso di mancato funzionamento delle prime a causa di una patologia o disturbo cerebrale. Nell’uomo sono presenti circa dieci alla 14esima o dieci alla 15esima sinapsi, con possibilità di riorganizzazione fino a tarda età, come dimostrato da recenti ricerche sulla plasticità cerebrale

Condividi questo articolo su:

Commenti (0)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Annulla Invio del commento in corso...