Un incontro empatico

LORELLA NARDI

17 aprile 2019 - Una mattina come molte altre. Un ospite da accompagnare in aeroporto a Firenze, destinazione Parigi. Arrivo in anticipo alla reception dell’ostello e mi dispongo all’attesa. L’ospite arriva subito, anche lui in anticipo. Un giovane violinista. Valigia nel bagagliaio, i saluti agli ospiti che rimangono, i ringraziamenti di rito e ... si parte! Parliamo.

Un miscuglio di italiano, francese e qualche parola di spagnolo. Si comunica, si entra in empatia. Avevo intuito che il suo voler partire in anticipo ha lo scopo di godersi lo spettacolo della primavera in questo angolo di campagna toscana. Difatti lui osserva, si meraviglia, scatta foto. Intanto la strada va. Mi racconta di Parigi, il fuoco nella cattedrale, appena due giorni prima, il suo lavoro con la musica. Ed io osservo che per me sarebbe impossibile vivere di nuovo in una grande città, che ho scelto questo tipo di vita, altri ritmi, altri suoni, altri spettacoli.

D’improvviso lui mi chiede che cosa penso debba fare una persona quando si trova bene in un luogo e deve invece andarsene. E sa che andandosene perderà qualcosa di irripetibile. Mi chiede che penso, che penso, di dire a lui il mio pensiero .
Così, offro il mio pensiero.
Penso che ognuno di noi abbia la libertà di scegliere, la possibilità della scelta. Abbiamo sempre scelte possibili, infinite possibilità. Libero arbitrio. Siamo liberi.
Ed allora lui mi chiede se posso portarlo indietro. Non vuole più partire.
Certamente che io posso tornare indietro. Trovo uno spiazzo per fare manovra e torno verso l’ostello.
Lui diventa felice, mi ringrazia. Dice che questo “miracolo”, questa consapevolezza di avere possibilità di scelta, è arrivata per mezzo delle mie parole. Dice che se non avesse avuto me per autista in questa mattina, questa coscienza non ci sarebbe stata. Mi ringrazia. Ed io ringrazio lui. Sono felice della sua felicità.
Arriviamo al punto dove siamo partiti mezz’ora prima, e quanti ci vedono di ritorno si preoccupano e chiedono cosa sia successo.
Lui racconta che è per le cose che ho detto; che ha capito di avere la libertà, di poter fare scelte.
Le facce dei presenti sono uno spettacolo.... stupore, perplessità... c’è chi gli tasta la fronte pensando ad un attacco improvviso di febbre..
Ma lui ride, è felice. E rido anch’io, mi contagia. E poi mi abbraccia e mi ringrazia ancora.
Come scrivevo pochi giorni fa nelle righe conclusive della mia Tesi... non so come e quando potrò essere un aiuto per altre anime, tuttavia sono certa che le cose, gli eventi troveranno il modo di presentarsi.
E questo avvenimento non ne è che la conferma.
Infinitamente grata all’Universo intero.
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20 aprile 2019 - Sono trascorsi tre giorni ed il violinista è partito già, insieme agli altri componenti del gruppo. Stamani ho avuto modo di parlare di questo avvenimento con il mio datore di lavoro che poi è la persona che ospitava questo gruppo di studio. Una masterclass di violino.
Ho, con leggerezza, detto che mi era mancato di vedere la sua faccia quando ha visto il violinista tornare indietro. E, con leggerezza, lui mi ha risposto che non lo ha riconosciuto perché era certo che fosse partito.... poi, visto che secondo lui questo ragazzo assomigliava in modo impressionante al “violinista che era partito al mattino” si è incuriosito ed è andato a farci due chiacchiere!
Così ha scoperto il mistero!
Anche al mio “capo” il ragazzo ha spiegato che a causa delle mie parole è avvenuta questa piccola rivoluzione.
Sempre stamani, abbandonando la leggerezza, il mio “capo” ha detto che si è trattato di un qualcosa di profondo, importante. Lo avevo percepito, sopratutto vedendo il cambiamento nello sguardo, nella gestualità, vedendo una serenità che inizialmente non c’era. Ha aggiunto che questo ragazzo faceva parte di un famoso quartetto d’archi, molto molto apprezzato nel mondo intero. E, improvvisamente, ha smesso di farne parte. Nessuna spiegazione.
In questi ultimi due giorni di permanenza all’ostello, dopo il ritorno di mercoledì scorso, sembra nata una volontà nuova.... l’idea di riprendere la carriera concertistica.
Ed io? Io, strumento di un Immenso Tutto, ne sono felice e grata, profondamente grata e commossa.

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