Una nuova “recensione” del film “Miele”

GIULIANA ZANARDO

Caro Andrea, ho visto il film “Miele” che ci avevi invitato a vedere. Ti ringrazio per avercelo segnalato. Io l’ho trovato molto vero, coinvolgente, ben recitato e originale. Ho apprezzato il fatto che la protagonista fosse una donna: finalmente una protagonista femminile fuori dai soliti stereotipi di madre o moglie o prostituta.

Ho visto la protagonista come una giovane donna che ancora non si era ripresa dalla morte della madre. La madre aveva sofferto a lungo per un male incurabile e averle vissuto accanto senza poter fare nulla deve aver fatto nascere in lei il desiderio di ribellarsi ad uno Stato che non ammette l’eutanasia.

Per tale motivo si dedica all’ attività di “aiutare” clandestinamente le persone ammalate in fase terminale ad affrettare il momento del trapasso ricorrendo a farmaci “fuorilegge”: lei lo fa con professionalità, con delle regole precise, dimostrando loro e ai familiari una certa vicinanza, un certo supporto psicologico che viene elargito anche con una certa “empatia” a mio avviso…..

Certamente tutta questa attività non è del tutto indolore per lei, infatti malgrado l’ostentazione della sua professionalità affiorano sempre di più degli stati di ansia, di tristezza che diventano anche dolori fisici al petto e al cuore… Si cominciano a manifestare i segni di una debolezza psicologica che è più che naturale in una giovane forse ancora immatura, non pienamente consapevole e alle prese con un’attività del genere, poi…. A me la protagonista ha trasmesso un senso di fragilità e nel contempo di determinazione. Ho visto anche una grande umanità nel suo agire contro corrente, così immersa una solitudine interiore profonda, che è palpabile in tutto il film. In tutto il film lei continua a soffrire, soffre interiormente talmente tanto e non potendolo esprimere, assume i panni di un persona fredda e distaccata , ma lo è solo in apparenza…

Solo quando esprime il dolore pienamente, lasciandosi andare ad un pianto disperato con l’ingegnere depresso che vuole suicidarsi e stabilendo con lui un legame padre- figlia, riesce forse a capire meglio se stessa e riesce a dare una svolta alla sua vita… Il sorriso finale, triste ma alleggerito da quel senso di morte che fino ad allora lo caratterizzava, segna un cambiamento….. Forse per la prima volta sta guardando la vita in modo diverso, ma in modo proattivo, con quella fiducia e quell’ottimismo che dovrebbe caratterizzare il nostro passaggio su questa terra!

Questa è stata la mia riflessione, che poi mi ha anche condotto a chiedermi perché ancora non esista in Italia una legge sull’eutanasia. È un tema difficile ma andrebbe affrontato perché ci riguarda tutti quanti….. È molto difficile anche perché a mio parere chi è preposto a legiferare non possiede la visione necessaria per farlo….. e non si preoccupa nemmeno di chiedere consiglio e ascoltare chi, con cognizione di causa, potrebbe aiutare a fare luce su questo tema… Ci sarebbe bisogno davvero di un cambiamento di rotta ….. in senso Verticale…

Grazie per l'attenzione e a presto

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