Viaggio al termine della notte*- riflessioni da post seminario maggio 2019

PAOLA DE PAOLIS FOGLIETTA

Se vivere significa approfondire, qui siamo nel posto giusto.

Il counseling è come il lavoro del tanato-esteta del film, “Departure” che abbiamo visto venerdì 17 Maggio, il primo di tre giorni intensi di formazione in Counseling organizzati dal Centro Studi Bhaktivedanta. Egli come un rituale, olia il defunto, lo veste con gesti precisi e sapienti, lo pettina, lo trucca per dargli l’immagine che aveva da vivo. Questo processo ipnotico a cui assistono i familiari e parenti cura. Questi gesti fanno magia, creano un mondo invisibile e come balsamo curano gli astanti. I vari passaggi del tanato-esteta curano chi li guarda e li aiuta a “scendere” nel fatto ed elaborare il lutto.

Vivere è scendere dentro la materia, scendere dentro di noi, scendere nei problemi. Scendere nella comprensione, scendere negli altri. Scendere dal podio delle nostre convinzioni, delle nostre credenze o pregiudizi e dall’immagine che abbiamo di noi. Scendere nella storia dei nostri lutti, nella nostra vita, contaminarsi con l’esistenza, meticciarsi con la diversità. Scendere e immergersi nelle acque nella morte, come un battesimo, un’iniziazione, un cambio pelle. A volte questa discesa ci restituisce feriti, monchi di qualcosa, di una persona cara, o di una parte del corpo o di una convinzione.

Nel famoso episodio biblico della Torah, Giacobbe sulla riva del fiume Iabbok, si trova da solo in una notte angosciosa e senza scampo. Da una parte all’altra nemici che lo cercavano per braccarlo e tra questi anche suo suocero, che Giacobbe stesso aveva ingannato. In quel momento terribile gli si presentò un uomo misterioso con cui lotta tutta la notte e non riuscendo ad avere la meglio su Giacobbe gli colpì molto forte l’anca, rendendo Giacobbe claudicante per tutta la vita, ma egli continuò ad aggrapparsi a lui, non mollava, e disse: io ti lascerò se tu mi benedici. A quel punto questa figura misteriosa (Dio? Un angelo?) lo benedisse e gli diede un altro nome: Israele. Giacobbe dopo questa benedizione riuscì a superare quel momento fatale in cui pensava sarebbe stato ucciso. Lo supera, lo vince, ma rimarrà zoppo per tutta la vita. Quel deficit fisico assurge a cippo, emblema di quella vittoria della morte e del cambiamento della sua coscienza.

Portiamo su di noi una crepa, un fallimento, una perdita che possiamo far diventare vittoria, quello, non altro.

Questa discesa nella notte oscura dell’anima, permette di apprendere. E siamo qui per apprendere, non per sapere tante cose. Non sapere tante cose, ma avere un sapore nella vita. Che sapore ha la mia vita? Qual è il suo profumo?

Qual è la cifra stilistica della mia vita, al di là degli schemi sulla mia personalità o schemi comportamentali tipici del mio tipo? Cosa insegna la mia esistenza?

Sono una discepola nei confronti della vita, nell’ascolto, nel prendere appunti, nel fare silenzio e fare progetti e metterli in atto.

*Ferdinand Celine, Viaggio al Termine della Notte, corbaccio ed.

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