Ora la mia vita è cambiata

ALESSANDRO GUIDI

RIFLESSIONI SEMINARIO COUNSELING, Ponsacco - Maggio 2019

«Due bebè si trovano nel seno di una donna incinta. Uno domanda all’altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Si, certamente. Qualcosa deve esistere dopo il parto. Forse siamo qui perché abbiamo bisogno di prepararci per ciò che saremo più avanti.
- Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come dovrebbe essere questa vita?
- Non lo so con sicurezza… ci sarà più luce di qui. Magari cammineremo con i nostri piedi e ci alimenteremo con la bocca.
- Che assurdità! Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca? E’ semplicemente ridicolo. Il cordone ombelicale è da dove ci alimentiamo. Io ti dico una cosa: la vita dopo il parto non è concepibile. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Eppure io credo che deve esserci qualcosa, anche se un po’ diverso dalle cose a cui qui siamo abituati.
- Ma nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti la vita non è altro che una triste esistenza nell’oscurità che non porta a nulla.
- Bene, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sono certo che vedremo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
- Mamma? tu credi nella mamma? e dove pensi che si trovi?
- Dove? E’ tutto intorno a noi! Noi viviamo in lei e attraverso di lei. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Mah! Non riesco a crederci! Non ho mai visto una mamma, e pertanto è logico che non esista.
- Bene, però a volte, quando stiamo in silenzio, tu puoi sentirla che canta o avvertire come accarezza il nostro mondo. Sai che ti dico?… Io penso che c’è una vita reale che ci aspetta e che adesso ci stiamo solo preparando per quella…
Quando il primo dei gemelli venne partorito, l’altro fu assalito dal terrore per ciò che sarebbe successo al fratello e, prima o poi, a lui stesso. Quando poi toccò a lui, la paura fu tremenda, fino a che non vide la luce e, vedendo quanto era bello ciò che era là fuori, pianse di gioia…


Ho cercato nel web questa storia raccontata durante il seminario di maggio, in quanto mi ha commosso, mi ha riempito di dolcezza e tenerezza.
Trovo che sia una splendida metafora del nostro bisogno di interrogarsi, già durante la vita, su come sarà dopo la morte terrena e anche sulla necessità di affidarsi al Mistero per poter affrontare serenamente l'evento morte. Ma mi ha fatto riflettere anche sulla possibilità evolutiva all'interno del grembo materno; probabilmente, così come ci possiamo predisporre all'evoluzione in vita di veglia, nel sogno, in meditazione, ci possiamo predisporre anche nel viaggio dell'anima durante la gestazione in un nuovo grembo materno.
Dicevo che è soprattutto la tenerezza e la dolcezza che mi ha lasciato il weekend; e questo è per me appagante e curativo.
Ritengo che durante la prima parte della mia vita presente, non saprei quelle precedenti, si sia accumulata nella mia psiche tanta tristezza e frustrazione, per quanto mi sono lasciato affossare da eventi familiari.
Molte, troppe notti sono trascorse nella sofferenza, lasciando scivolare nell'inconscio emozioni di tristezza, frustrazione e paura.
Ora la mia vita è cambiata e ho scelto di curare queste ferite, prendendomi la responsabilità della guarigione.

Torniamo a domenica appena trascorsa.
Il viaggio di ritorno, mentre la primavera si mostrava ai due lati della strada, tra sole, nuvole cariche di pioggia e pioggia carica di energia vibrante, è stato leggero e sognante, con sprazzi di euforia.
Euforia, emozione stimolante e anche scivolosa, se sfocia nell'illusione,
Il viaggio serve anche a far evaporare le bollicine euforiche, rimane il sentimento duraturo di gratitudine e beatitudine di avere ricevuto tante benedizioni.
Per quanto mi riguarda provenivo da un precedente weekend, nel quale avevo partecipato alla cresima della figlia del mio amico fraterno Matteo e lo devo ringraziare per aver reso condivisibile a tutti i partecipanti “la discesa dello Spirito Santo” nell'anima di Anna, sua figlia.
Poi la settimana precedente al Seminario Counseling era cominciata con tre giorni di yoga terapia intensivo e ho piacevolmente contribuito a elevare la sintonia del mio gruppo di lavoro, seppur lavorando con due persone e una allieva che faceva da cavia che non conoscevo.
Ho anche condotto il colloquio all'allieva che portava il suo caso da analizzare, potendomi così allenare ad applicare il Counseling nell'ambito dello yoga.
Sono giunto al Seminario di venerdì pieno di buoni propositi, mantenuti ampiamente.
Sento proprio tanto spazio; spazio per la cura come dicevo, spazio per i miei pensieri e le mie azioni, spazio per i miei progetti e studi.
Spazio e leggerezza mi ha donato l'ascolto delle discussioni delle tesi e le domande veramente stimolanti degli esaminatori; in particolare ho apprezzato che, ma non avendo letto le tesi potrei sbagliarmi, ogni singola domanda ha aperto scenari per scrivere molte altre pagine di tesi, dimostrazione che la tesi non è una fine, ma come tutte le iniziazioni, un inizio!

Concludo con questa riflessione.
E' necessario, attraverso una opportuna predisposizione, consegnarci a un evento/relazione nel migliore dei modi; porteremo così beneficio a chi si relaziona con noi; in seguito a tale relazione, consegneremo, alla successiva mondanità, noi stessi e chi si è relazionato con noi, ancora migliore di prima, per avviare un volano di crescita evolutiva.

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