“Ferzan e un tuffo nell’umanità, in tutte le sue forme"

PAOLA DE PAOLIS FOGLIETTA E ANDREA BONI

Se vi capita di andare al cinema e trovare nelle sale "la dea fortuna" di Ozpetek é necessario consideriate alcune premesse.

Se vi sono piaciute "le fate ignoranti” o “mine vaganti”, se amate cercare di comprendere ed accogliere l’umanità nelle sue svariate forme, se vi sentite parte di una famiglia umana, oppure se avete un certo gusto per il tragico, o un pensiero utopistico di condivisione felice delle diversità, oppure di amore incondizionato, di amore totale, ecco se avete almeno uno di questi presupposti probabilmente incontrerete ne “La Dea fortuna" un film che vi dirà qualcosa.
Guardare i film di Ozpetek per un counselor, è come per una 45enne andare in palestra per fare addominali: non è solo utile, ma necessario :-)
Significa fare ginnastica con i vostri schemi moralistici, di chi ama stare più dalla parte della ragione, dell'establishment, che del torto. Impegnarsi ad andare oltre per incontrare le persone e imparare che solo la condivisione e l’accettazione autentica ci fanno imboccare la strada dell'amore vero, nello stile di San Francesco, che accoglieva chiunque con la medesima equanimità (sama, in sanscrito). Ascolto, accettazione, compassione, non giudizio. Quello di Ferzan è un mondo brillante, multivariegato, a tratti triste, fatto di esseri umani originali, che fanno squadra, contro lo scacco che la vita a volte ci infligge attraverso l'inesorabilità dei suoi cicli di chiusura. Ma le porte che si chiudono da una parte, ne fanno aprire delle altre e attraversare quel varco ci rende più consapevoli e più maturi.
In questo regista vive l'archetipo dell'orfano innocente, che sogna un mondo migliore che lo possa accogliere con le braccia aperte. Un orfano a cui è stata tolta la sicurezza e inizia il viaggio e nel suo viaggio trova padri, madri e fratelli, tanti quanti ne ha bisogno.
Il counselor dovrà diventare questo: padre, madre, fratello, sorella. In una parola: casa.
La cura per i nostri simili e per tutti gli esseri viventi, vegetali compresi è collegata al concetto di etica. Etica deriva dalla parola ethos che significa costume, abitudine, quotidianità. Allargando il significato semantico possiamo aggiungere: accoglienza, casa. L'ethos è accoglienza, comportamento quotidiano di cura verso tutto ciò che è intorno a noi. Quindi se ci consideriamo persone "etiche", ma ci scandalizziamo del diverso, e dello "strano" o dello 'straniero" non possiamo che contraddirci, o peggio, essere ipocriti. Questo non significa, naturalmente, accettare che tutto sia giusto. Si entrerebbe in un relativismo etico e morale che è pericoloso, perché contrario al significato stesso di Dharma, l’ordine cosmo-etico universale, quindi assoluto. Si tratta, però, di accogliere l’umano nella sua molteplice diversità, e donare Amore. Per capire questo, occorre capire Francesco d’Assisi, quando esortava i suoi frati a “non vestire vestiti eleganti e comodi”, ma a non giudicare chi li portava. A non dormire in letti caldi e soffici con cuscini morbidi, e allo stesso tempo a non guardare con superiorità chi non lo fa, anzi, accogliendo nell’Amore. Amore è il tema straordinario che ci offre Ferzan e che ci fa commuovere, un film che un Counselor deve vedere.
La bellezza è negli occhi di chi guarda e non ci chiedete chi l'ha detto, non lo ricordiamo.

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