Riflessioni sulla rivoluzione interiore (quarta parte di 4)

di Andrea Boni

 

Tra le grandi personalità che considero “rivoluzionarie” e alle quali desidero ispirarmi per la mia crescita spirituale, c’é Edith Stein, a mio modo di vedere la prima, nella storia degli ultimi due secoli, che ha saputo portare una riflessione penetrante relativamente al concetto di Empatia. I rivoluzionari sono coloro che sanno condividere con lucidità e determinazione un pensiero che facilita la trasformazione interiore, e quindi l’emancipazione dagli ostacoli che impediscono il raggiungimento dello scopo: sapere amare autenticamente. Qui la parola Amore, per i rivoluzionari dello spirito, non ha nulla a che vedere con il romanticismo o il sentimentalismo, con l’eros, bensì con l’agape (in greco antico: ἀγάπη, agápē, in latino: caritas, in sascrito karuna) significa amore disinteressato, immenso, smisurato. Viene utilizzato nella teologia cristiana per indicare l'amore di Dio nei confronti dell'umanità.

Con mia sorpresa, leggendo l’introduzione di un testo, ho scoperto che Edith Stein ha deciso di cambiare completamente la sua vita dopo aver letto il libro autobografico di Santa Teresa d’Avila, e da lì ha preso spunto per approfondire il tema dell’empatia, a lei molto caro. Questo fatto, che non conoscevo, mi dona gioia ed ispirazione perché connette figure che da qualche anno sono diventate centrali nell’ambito della mia ricerca: Edith Stein, Santa teresa d’Avila e San Giovanni della Croce. 

Sono lieto di condividere con voi la lettura di questa introduzione. 

"Nel libro “Il problema dell’empatia", Edith Stein evidenzia un fatto straordinario. Mostra alla luce di una chiara e semplice evidenza che né tu né io né nessun altro può essere la persona che è chiamata a essere fuori dalla relazione empatica con gli altri. Almeno con gli amici, i famigliari, i colleglli più legati a noi.

Da quando è stata pubblicata questa tesi fino ad oggi potrebbe sorprenderci il fatto che l'empatia sia stata costantemente valorizzata. Non solo al livello accademico o nell'ambito delle ricerche e delle pubblicazioni, ma soprattutto nelle diverse forme di rapporti di assistenza: servizi sociali, counseling, coaching, psicoterapia, accompa- gnamento spirituale, medicina, insegnamento eccetera.

Appoggiare e diffondere la pratica dell'empatia in questo momento della nostra storia non è solo il compito mio, ma anche il tuo. Come risposta al vento gelido della violenza e dell'ingiustizia è urgente avvicinarsi al prossimo, comprendere il suo mondo personale, appoggiare i suoi sforzi per sopravvivere e per svilupparsi come persona nell'ambiente caldo della convivenza fraterna.

Di certo la lettura del libro autobiografico di Teresa—Il libro della vita—fu per Edith Stein come una commozione mentale, emozionale, spirituale. Al punto tale che, nel concludere la lettura di quest'opera teresiana, concluse: "Questa è la verità". Preparata dalla Fenomeno- logia husserliana, camminava per il mondo, orientata dalla sua brama di verità. Fu talmente colpita dalla vita di Teresa, che decise di abbandonare l'ateismo. Fece una scelta radicale per la fede in Dio. Dopo una preparazione consapevole, si convertì al cristianesimo. Più tardi seguì i passi di Teresa entrando nel monastero di Colonia per vivere nella comunità carmelitana.

In questo libro che cambiò il corso esistenziale di Edith, Teresa racconta quanto decisivo fu per lei la guida spirituale empatica. In effetti, al di là di altre forme di guida, visse un'esperienza di questo tipo che comprende e rispetta il tu a partire da una scelta chiara di verità. Riferendosi a chi la guidava, nelle tre attitudini, scrive:

"Ne rimasi molto confusa. Mi diresse in tal modo che mi parve di divenire un'altra. Che gran cosa è comprendere un'anima!"

Teresa fa trasparire, con questa breve affermazione, un fatto: l'in-confutabile primato della relazione che si rivela decisiva persino nel dialogo spirituale. Senza di essa, senza cioè appoggiarsi alla capacità di comprendere l'altro, la poderosa azione dello Spirito si blocca.

Nelle diverse forme di relazione di assistenza—servizio sociale, coaching, counseling, psicoterapia, psicoanalisi eccetera—si sostiene con convinzione assoluta che senza una buon rapporto risulta diffi-cile sbloccare e favorire la crescita della persona.

Teresa, con la sua stessa biografia, appare un testimone capace di provare che le relazioni sono decisive per l'evoluzione dell'individuo. Ella, certamente, interverrebbe energicamente anche con un pub-blico più esigente affermando che per la formazione della persona le relazioni sono fondamentali. Ella, tutto sommato, andrebbe anche oltre. Sosterrebbe che ciascuno è ciò che sono le sue relazioni. O meglio, detto in forma semplice e autobiografica, confesserebbe che le relazioni, soprattutto le più profonde—come quelle famigliari e amicali—plasmano il nostro modo di essere [e di creare]. [...]

Perché Dio crea ciascun uomo per mezzo di un altro uomo, e per questo ogni uomo può sentirsi di fronte ad un altro uomo come cocreatore, nel significato più profondo della parola creazione, con tutta la spontaneità e la novità che si porta dietro. E allo stesso tempo, l'uomo si sente in ogni momento creato da Dio proprio per mezzo di un altro. Questo vale specialmente e propriamente nel processo durante il quale l'uomo diventa persona: conosco sempre di più me stesso, rispondo ogni volta di più alla chiamata creatrice di Dio, che  è, per me, base di tutto, quando conosco me stesso, nel dialogo, con gli altri. E posso solo conoscere me stesso, proprio come sono, a partire da questi dati. In questa maniera, tutto il dialogare tra uomini, ogni regalo che aiuta l'altro, tutta l'esistenza offerta agli altri, è una forma di partecipazione all'atto creativo di Dio. Così realizziamo per noi il nostro "compito creativo" in un significato attivo.

Ripeto la penultima frase di questo testo tutto il dialogare tra uomini, ogni regalo che aiuta l'altro, tutta l'esistenza offerta agli altri, è una forma di partecipazione all'atto creativo di Dio. Il dialogo dell’accompagnamento spirituale, che dura più o meno un'ora, trasforma la vita di chi guida in una esistenza per il tu. Per tale ragione dà la possibilità di farsi creatore dell'altro in quanto persona. 

Cioè che cresca in quanto 

1) essere unico 

2) cosciente 

3) responsabile 

4) libero

 5) capace di amare

Quest'ultimo concetto, la capacità di amare, fa della persona un'esistenza per gli altri. Soprattutto la rende partecipe all'atto creativo di Dio, per lo stesso motivo la trasforma di fatto in un essere relazionale. Tutto ciò le permette di crescere e di puntare sulla realizzazione del suo autentico io."

(da "Santa Teresa. l’accompagnare spirituale empatico”).

 

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