LE SCIENZE UMANE SULL’ARTE E IL VALORE DELLA MAIEUTICA NEL COUNSELING (PARTE I)

di William Vescovini, tratto dalla tesi in Counseling Bhaktivedanta discussa il 18 Giugno 2022

Elemento ontologico e centrale del counseling è la maieutica, dal gr. Maieutike (tekne) "arte ostetrica", deriv. di Maia "mamma, levatrice" di socratica memoria e grande impatto nella cultura e storia della filosofia, è anche una voce etimologica in stretta relazione e assonanza con “educazione", dal lat. Educere "tirar fuori, estrarre", derivato di Ducere “guidare", con prefisso e – che indica movimento verso il fuori. Non è mio intento analizzare le distinzioni, la complessità e soprattutto i punti di contatto che queste due categorie così importanti hanno tra di loro, essendo riuscite a far crescere le menti a un più elevato livello intellettuale di coscienza e consapevolezza. Quello di cui principalmente mi occuperò sarà invece la maieutica, anche se inevitabili e non contraddittorie saranno le ricadute in termini pedagogici per quel che riguarda la questione dei valori e dei comportamenti etici.

Nella mia tesi nell’ambito del percorso di formazione in Counseling ho provato a dimostrare attraverso molti esempi di autori conosciuti e della mia esperienza a questi connessa, quanto sia di notevole e primaria importanza il nostro coinvolgimento con la categoria del Potere, vero formattatore del nostro inconscio e dei comportamenti automatici, in una dimensione che non è solo micro-individuale e famigliare, come spesso viene trattata e impropriamente analizzata dalla psicologia, ma più ampiamente culturale e socio-economica. Il vero aspetto del potere che andrebbe osservato e analizzato su basi epistemiche nei suoi diversi canali, e di cui l’interprete più acuto nell’età postmoderna è stato Michel Foucault, ha generalmente a che fare con la manipolazione, la violenza e la repressione. In altri termini con un autoritarismo che non si manifesta più come in passato, attraverso la fisicità evidente e grossolana di personaggi politici al comando dello Stato, ma in maniera diffusa, subdola e quasi invisibile, operata in particolar modo da potenti e oligarchiche strutture economiche, il cui scopo è il controllo dell’individuo e delle masse. Non a caso lo stesso Foucault lo ha definito una struttura microfisica, e ne è un tipico anche se banale esempio il nostro telefonino: un docile apparato apparentemente al nostro servizio e in nostro potere, ma che insieme ci comanda imperiosamente, imponendoci letture, risposte, responsabilità, mettendoci il mondo in mano e insieme mettendoci in mano al mondo.

Non mi sono soffermato su questi aspetti, avendo tenuto in considerazione quelli più della mia formazione ed esperienza personale, connessa ad autori e personaggi che ritenevo essenziali per comprenderne la portata, e nei cui riguardi ho inteso sottolineare che l’alienazione e il malessere individuale, se interpretati e compresi in modo socraticamente corretto attraverso la maieutica, quale strumento fondamentale del counseling, non possono essere trattati alla stregua di uno specifico e patologico problema cellulare-individuale, ma nel contesto culturale e socio-politico in cui sono collocati. Tale contesto, contrassegnato ineluttabilmente anche nell’età post-moderna da forme di potere spesso disumane, violente e contraddittorie nella loro operatività, crea condizioni conflittuali di intollerabile sudditanza negli individui più deboli o più fortemente colpiti, generando quei bisogni di armonia e quei sani desideri di riscatto e vitalità che il buon lavoro di un counselor può risvegliare e generare.

A questo punto si dovrebbe aprire un lungo capitolo - che solo in minima parte e per questioni di tempo e di miei stessi limiti riuscirò a elaborare- sull’immenso valore della ricerca e dello studio in ambito interdisciplinare e dialettico tra i vari saperi, come un aspetto imprescindibile per comprendere il potere in tutte le pieghe in cui si manifesta, e in particolar modo che ostracizza o elimina i ribelli, i dissidenti, e più in generale chi possiede uno spirito critico nei suoi confronti, tale da metterlo in discussione o in serio pericolo. 

L’altro aspetto di primaria importanza che desideravo sottolineare, riguarda il tema dei talenti e delle inclinazioni, ovvero dell’impresa di ciascuno nella propria esistenza capace di dare un valore e un senso al proprio cammino interiore. Talenti e inclinazioni che in molti casi o circostanze di vita sfavorevoli sono osteggiate o negate da figure genitoriali indifferenti e svalutanti. Questo atteggiamento conduce l’individuo in questione a percepirsi come un’identità negativa, incapace, impotente, priva di fiducia e amore in se stessa e negli altri. Si tratta tuttavia anche in questi casi, di forme repressive e oppressive messe in atto da un potere malato e invalidante. E’ un potere malato che genera individui malati, privi di gioia, fiducia, creatività, entusiasmo e soprattutto amore. 

La negazione di una identità positiva crea un problema rilevante sulla natura ed espressione della libertà, che si ramifica nelle due direzioni di: 1) libertà di: espressione, evoluzione, creazione, invenzione e individuazione (la lezione della farfalla). 2) libertà da: oppressione, manipolazione, depressione, confusione mentale, inconsapevolezza, involuzione (la lezione del bruco). La libertà (da) che ha una stretta relazione con il potere, è anche la libertà del risveglio, della crescita, dell’evoluzione, se il cammino intrapreso è nella giusta direzione verso la luce, la comprensione dei meccanismi autodistruttivi; in caso contrario si rimane invischiati nella pesantezza della schiavitù e di tamas. 

Più complessa è invece la libertà (di), che all’apparenza più inebriante e positiva, affascinata dall’arbitrio e dalla sua onnipotenza verso gli oggetti, si ritiene padrona di sé e degli altri, diviene narcisista, nichilista e indifferente, la sua falsa ragione non è diretta al bene perché è egoistica, truffaldina, corrotta e sfruttatrice; non conosce limiti e confronti perché crede di permettersi tutto, manca di rispetto, tolleranza ed etica, e quindi è priva dei valori più alti che conducono alla vera dimensione del Bene. 

In questo aspetto chi è schiavo brutale del vizio e degli istinti animali più bassi, la libertà (di) si sottrae alla propria umanità e si intreccia a doppio filo con la libertà (da). 

Oggi il grande Leviatano socio-economico è rappresentato dal mercato globale, che non sopporta vincoli, a cui nulla deve opporsi alla sua potenza consumistica e deregolamentata, che non tollera limiti, che può esercitare anche il male, e produce individui che si rendono contumaci in numerosi vizi, in cui viene privilegiata la forza drenante dell’accumulo di merci, denari, fondi, finanziamenti; è il volere paranoico di un satrapo che non sopporta ragioni diverse dalla sua, ed è disposto a tutto per soffocarle e sopprimerle, è ancora una volta la forma mentis egoica che deve vincere a tutti i costi sull’altro e dimostrare al mondo di essere la migliore e più forte. 

Di nuovo e come sempre è l’uomo dimentico di sé e delle tragedie vissute in passato dalla storia: è il nietzschiano eterno ritorno, l’inconscia coazione a ripetere dell’uroboro. La storia è infatti qualcosa che prende forma in gran parte dal passato – che nessuno conosce – e del futuro, ancora meno conoscibile. A. Gramsci scriveva in proposito che "la storia insegna ma non ha scolari", e quasi a voler dargli ragione sta oggi irrompendo nella scena culturale nientemeno che la Cancel culture.

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