Non abbiamo molto tempo in questa vita terrena per risvegliarci

NOVEMBRE 2019 - La predisposizione del counselor per superare i condizionamenti, false identificazioni, blocchi emozionali e difese

Come ho vissuto questo seminario di formazione in Counseling del Centro Studi Bhaktivedanta che si è svolto in Novembre 2019? In questo momento mi è un po' difficile rispondere a questa domanda. Forse dovrei rimandarla ad un altro momento, ma non posso ulteriormente aspettare, poiché è già passato un mese dal Seminario e quindi mi devo affrettare ad inviare la Relazione ai miei cari docenti. Mi serva di lezione! Mi sarei dovuta sbrigare prima nel rispondere, ma come al solito “c'è sempre tanto da fare”!

Però nello stesso tempo rispondere a quest'ultima domanda della Relazione mi piace, perché un po' è come scrivere un diario e a me è sempre piaciuto scrivere diari nella mia gioventù, (ne conservo ancora tre). Sì, nel diario personale si scrive tutto ciò che ci succede e si esprimono le proprie emozioni con sincerità e senza paure (perché tanto nessuno lo legge), qui è un po' diverso, (qualcuno ci legge), però è sempre scritto con sincerità e senza paure. Si, perché siamo sicuri di essere letti da persone che non ci giudicano, anzi ci aiutano nella nostra crescita personale, e magari le nostre stesse esperienze possono anche essere di aiuto ad altri, ad altre persone che seguono lo stesso percorso. Altre anime che hanno vite diverse, amori diversi, famiglie diverse, società diverse ma simili, strade diverse ma che in un punto si intersecano, si uniscono seppur per brevi periodi, e poi di nuovo si allontanano. Però è bello sapere che si è presenti, a volte vicini e a volte più lontani, ma sempre con la stessa unione e ispirazione che segue un'unica via, quella della consapevolezza di essere nel Dharma Universale. Quella consapevolezza che ci aiuta a ritrovare quel luogo da dove non siamo mai partiti e che non abbiamo mai lasciato, e aspetta il nostro ritorno a braccia aperte.

Ma tornando a me, come sento questo periodo. Beh proprio perché siamo sotto le feste natalizie, e al passaggio tra un anno e l'altro, ho detto che non è un buon momento per rispondere a questa domanda. Sì perché sono condizionata nel rispondere, da qualche samskara, e non soltanto di qualche vita precedente ma soprattutto di questa. Infatti ho perso troppo presto quella magia del Natale che tutti ricordano di aver provato da bambini. Avevo 15 anni quando ho “trascorso” l'ultimo Natale con il mio caro papà. Ho scritto trascorso tra virgolette perché in realtà lui era ricoverato in ospedale e io e la mia famiglia andavamo a trovarlo là. L'unica cosa bella che ricordo di quei giorni era lo stare insieme ai miei fratelli e sorelle, che uno alla volta in quel periodo venivano dalla Germania per dare l'ultimo saluto al loro padre. Mi piaceva stare con loro, mi davano forza e coraggio. Poi passò Natale e capodanno e il quarto giorno del nuovo anno papà ci lasciò, il suo funerale fu il giorno dell'epifania (che tutte le feste si porta via!) e così si portò via anche il mio papà. Penso di aver faticato molto ad elaborare questo lutto e questo periodo mi riporta un po' di tristezza di quei giorni, ormai lontani. Ma oggi dopo tanti anni ho una maggiore conoscenza e consapevolezza, grazie anche a questo percorso quella tristezza si sta affievolendo e sono convinta che lui ha lasciato solo quel corpo di quel momento, ma la sua anima è sempre presente e in evoluzione. E a questo pensiero mi ritorna la gioia e il suo amore vissuti insieme in quel breve periodo dei miei 15 anni, i bei ricordi di quei momenti lieti e giocosi trascorsi così velocemente. Ecco anche da questo devo imparare la lezione, (in realtà tutta la vita è una lezione). In questi giorni ci è stato chiesto dai docenti: cosa vogliamo lasciare andare e cosa desideriamo acquisire in questo Natale. Io ho risposto: lasciare andare la paura e cercare di aprirmi di più al servizio devozionale. Ora aggiungerei anche lasciare andare la tristezza e la malinconia e desidero acquisire maggiore conoscenza per comprendere sempre di più il senso della vita, per poter apprezzare al meglio questo grande dono che ci è stato offerto e che purtroppo ci scivola via senza accorgerci che il tempo a nostra disposizione è breve. Mi piacerebbe fare volontariato e coltivare buone relazioni poiché sento che è veramente ciò che ci fa stare bene, poiché è donando con il cuore senza aspettarsi nulla in cambio che si riceve maggiormente. Come dice il Maestro Marco Ferrini: non abbiamo molto tempo in questa vita terrena per risvegliarci e comprendere che non dobbiamo inseguire il piacere dei sensi, poiché esso è effimero, ma dobbiamo risvegliare la gioia e l'amore che sono insiti in noi e che sono duraturi. Occorre imparare a parlare con il cuore (e forse è per questo che in questo corpo mi ritrovo un cuore un po' malato….), ma questa è un'altra storia e chissà avrò modo di raccontarla in un'altra Relazione.


Rita dalla Sede del Veneto

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