Il Blog del Counselor

04
August
2017

In Risposta alla riflessione "Relazioni, Comunicazione ed Empatia (PARTE I)”

di Paola De Paolis Foglietta

A molti di noi piace vedere il mistero e la magia nelle cose che accadono, poiché nel mistero e anche nello spirituale è possibile trovare e arricchire la vita umana di significati che la realtà fattuale non riesce a regalarci.

Indubbiamente scorrono tra le persone emozioni che portano a pensare quanto enigmatica sia la relazione tra gli esseri umani. Questo porta a stupore, meraviglia, entusiasmo. Lo stesso stupore e lo stesso entusiasmo può essere vissuto per esempio da un chimico nel suo laboratorio: osservare la reazione di una sostanza chimica modificarsi a contatto con un altra sostanza è affascinante.

Le reazioni chimiche della materia sono trasformazioni irreversibili in cui si ha la formazione di nuove sostanze. Sono trasformazioni che interessano la natura delle particelle delle sostanze stesse, che trasformandosi creano nuovi elementi .Si ha una reazione chimica quando per esempio lo zucchero viene sottoposto a riscaldamento, lo zucchero scompare formando due nuove sostanze: acqua e carbonio. Negli incontri tra le persone avviene circa lo stesso processo. Una persona incontra un'altra, quando l'incontro viene vissuto in modo inconsapevole accade una reazione di qualsiasi tipo, questa reazione cambia in modo irreversibile certi aspetti chimici delle due parti e insieme generano una nuova sostanza: la relazione.

La relazione- come reazione chimica, che sia amorosa , d'amicizia, professionale, spirituale umana ecc, diventa una terza realtà, autonoma, vivente, palpitante. È la terza realtà che tiene in equilibrio la precarietà dell'opposizione dinamicamente stimolante, dei due che si incontrano, uno contro l'altro. Ma se non c'è il mutamento, se non si transita in un altro mondo, se non si impara un'altra lingua, non possiamo affermare che quella relazione sia evoluta.

Partire. Uscire. Lasciarsi, un bel giorno sedurre. Diventare plurali, sfidare l'esterno, sviare per l'altrove. Diventare stranieri, meticciarsi per conoscere davvero sé stessi.

Andare incontro all'altro comporta tale sfida e questo pericolo: la trasformazione. Non sappiamo cosa succederà, cosa diventeremo.

Siamo pronti al cambiamento?

Non sappiamo cosa succederà, cosa diventeremo, se vivremo la relazione in modo incosapevole, senza imparare ad osservarci in profondità per comprendere quanto quella relazione abbia un senso progettuale, evolutivo.

Luogo: Il Blog del Counselor

03
August
2017

Relazioni, Comunicazione ed Empatia (PARTE I) di Andrea Boni

Riflessione ispirata dagli Insegnamenti e dalle Opere di Marco Ferrini e dalla lettura di un libro di Pier Paolo Donati, “L’enigma della Relazione”.

La Scienza della Meditazione - Marco Ferrini Counseling CSB

Le relazioni sono il più grande enigma della nostra vita. Ciò avviene in virtù del fatto  che normalmente trascuriamo, non conosciamo o ci impediamo di conoscere gli elementi fondamentali delle relazioni, che consistono nel trovare la risposta ai seguenti quesiti: chi sono io? Chi o cosa voglio essere? Chi è l’altro? Cosa ci accomuna in questa relazione e perché tendiamo ad entrare in conflitto? Perché sono così importanti le relazioni? L’insoddisfazione che generalmente accompagna il modo con cui viviamo le relazioni nasce dal fatto che tutte le risposte a tali domande, senza un’adeguata conoscenza, lasciano in ombra il nucleo fondamentale che ci lega ai termini di riferimento essenziali di un incontro. La necessità di indagare gli elementi fondamentali delle relazioni è necessario non solo per l’armonia dei soggetti coinvolti, ma anche per comprendere la nostra concreta esistenza ed il suo senso evolutivo. Tutto ciò rimane nebuloso ed oscuro se non indaghiamo quella realtà profonda che è la nostra relazione con ciò che è davvero importante per noi. Certo, affrontare la relazione con gli altri e con il mondo è spesso doloroso, difficile, impegnativo. Se lo è, ciò accade in virtù del fatto che lì, nelle relazioni, giacciono gli interrogativi della nostra vita, e proprio in questo senso, si può parlare di “Io e gli altri nel gioco della vita”, per citare uno tra i lavori più importanti di Marco Ferrini. L’enigma della vita umana sta nel fatto che la relazione implica uscire da sé stessi per incontrare un Altro che, spesso, ci è ignoto e con cui non sempre sappiamo come comunicare in modo evoluto. l’Altro è uno sconosciuto per ciascuno di noi nella misura in cui ci impediamo di affrontare una relazione con Lui, ed è solo affrontando questa relazione che possiamo cercare di capire qualcosa su chi Egli sia, comprendere come siamo legati, qual è il senso e quale relazione cercare con Lui. Quello che intendo dire è che le nostre relazioni con tutti gli esseri viventi assumono un senso e diventano armoniose solo quando ci permettiamo di comprendere l’enigma della relazione primaria, quella ontologica, a partire dalla quale ed intorno alla quale tutte le relazioni possono svilupparsi in modo autentico. D’altra parte, la ricerca dello Yoga è proprio questo: cercare di scoprire l’enigma della relazione con Dio. Quando questo non avviene, quando non mettiamo al centro della nostra ricerca la progettualità ed il Senso, ci troviamo ingabbiati in una visione egoistica, ego-centrata, e così nascono facilmente i conflitti.

Luogo: Il Blog del Counselor

24
July
2017

Realtà e apparenza: il punto della situazione al termine del primo ciclo del Corso

una riflessione di Paola , Corsista della Sede del Veneto

La Scienza della Meditazione - Marco Ferrini Counseling CSB

Già da bambina mi guardavo intorno e mi chiedevo, ma è tutto vero? Non so perché io non ho mai creduto nella realtà. O meglio forse l’ho capito studiando il mio tema natale. C’è una zona così indefinita e nebbiosa che mi fa vedere le cose come le immagini di animali disegnati dalle grandi nuvole spumose nel cielo certe volte, dopo il temporale. Non sono vere le immagini. Le nuvole sì  sono vere  ma non hanno nessun significato, sono io a darglielo.

L’educazione che riceviamo e la nostra esperienza ci fa vedere ciò che vogliamo della realtà, ma cosa c’è di vero realmente è il vero cruccio della mia vita, che mi ha spinto a cercare da una parte e che ha immobilizzato i miei sforzi dall’altra. A cosa serve combattere per cosa? E se fossero mulini a vento?

Vedere che le persone raccontano cose e ti convincono e poi si comportamento diversamente, mi ha decisamente deluso sull’affidabilità del reale e sugli esseri umani ovviamente. In un certo senso, potrei dire che non credo in niente, nemmeno a ciò che vedo e che tocco… Non credo nemmeno in me stessa, anche quando mi sento bene e forte. Nonostante questo,  non me la sento di giudicare le persone o me stessa di questa inaffidabilità. Siamo tutti schiavi del nostro stato di coscienza, del nostro mondo, della nostra visione e dominati da istinti che cercano il piacere e fuggono dal dolore.

Ci sono stati dei cambiamenti da quando ho iniziato questa esperienza di counseling?

Il riscontro positivo che posso notare,  risiede nel fatto che questo studio di perfezionamento delle relazioni e il raggiungimento di una comunicazione empatica (e civile, aggiungerei), mi permette di raccogliere gli studi personali che ho seguito lungo la mia vita. Il corso diventa collettore della mia ricerca personale da pioniera solitaria e dà senso a queste conoscenze che ancora non ho fatto fruttare con attività concrete , anche se fano parte del mio patrimonio personale.

Alla fine, il sentirmi accettata, non giudicata, ma benevolmente indirizzata a correggere gli spigoli e le imperfezioni del mio relazionarmi, nel serio rispetto di quello che sono, ha risvegliato in me la mia natura profonda, che è fatta di grande compassione e di comprensione dei meccanismi dei comportamenti umani.   La comprensione dissolve i nodi creati dai conflitti interiori. Ebbene l’ambiente positivo e privo di giudizio , ha risvegliato in me la mia natura. L’ambiente umano ha fatto maieutica. L’aiuto degli insegnanti, facilmente raggiungibili per parlare e chiedere, ha fatto maieutica. Questo  mi aiuta e mi indica come mi devo comportare io a mia volta.

Quindi ciò che è cambiato per il momento è il mio atteggiamento interiore, che poi ovviamente si riversa all’esterno nelle relazioni famigliari, al lavoro e mi aiuta a una maggiore profondità di comprensione.

Che cosa vorrei realizzare, quali obbiettivi mi pongo da raggiungere per il prossimo anno?

Luogo: Il Blog del Counselor

05
July
2017

La parola alla mia non-mente

una riflessione di Daniela Gironi, Corsista della Sede di Bologna, che ha appena terminato il suo percorso di counseling

La Scienza della Meditazione - Marco Ferrini Counseling CSB

Se considero l'anno come unità di misura, cosa trovo al suo interno?
Spazio e tempo. E di cosa vive la mente? Di spazio e di tempo. Può tornare indietro nel tempo per riportare al presente il passato, oppure può proiettarsi in avanti per anticipare il futuro. Se sto nella mente non sono mai qui e se sto nella mente mi identifico con la mente.
Ma quando guido la mia automobile, sono la mia automobile? Posso stare nella mia auto senza essere la mia auto?
Chi c'è dentro l'auto se non sono la mia auto?
C'è il Sé e allora posso guidare la mia auto, usarla, senza essere la mia auto. Se posso usare la mia auto senza essere la mia auto, posso usare la mia mente senza essere la mia mente ma muovermi con essa come faccio con la mia auto.
Ma se mi muovo con la mia mente non sono qui, vado nel passato o nel futuro.
C'è invece un modo molto semplice per muovermi con la mia mente: rimanere presente qui ricordandomi di chi sono. Sono il mio Sé.
Se mi ricordo che sono il mio Sè, mi muovo nello spazio tempo ricordando e non rammentando.
Riportandomi al cuore e non alla mente, vivo e sperimento il qui e ora ma allo stesso tempo mi muovo. Ora lascio che la mia mente parli in prima persona: "Per riuscire a ricordarmi di me ho fatto un gran allenamento presso una tal palestra che ha allenato la mia anima. Per diventare più veloce della mia mente, perciò dell'emotivo, mi alleno tutti i giorni e spesso mi capita di arrivare prima che quelle energie partano, ma devo ricordarmelo!
Se vivo istante, dopo istante, dopo istante, la mia mente è fregata :)
La uso e non mi faccio usare.
Ho frequentato una originale palestra dove ho potuto apprendere uno specifico e personale allenamento, costruito apposta per me. Non c'è nemmeno stata la necessità di spiegare all'allenatore di cosa avessi bisogno. Tutto si è svolto nella semplicità più assoluta.
Bastava la mia presenza e l'allenamento personalizzato collassava lì, proprio davanti a me ed era tutto per me! Ma davvero!!!!!
Non facevo in tempo a pormi un interrogativo che....TAC, arrivava la risposta. Sempre al momento giusto, nel modo giusto, nella giusta circostanza.
Ovvio che chiedo sempre alla consapevolezza e alla responsabilità di accompagnarmi. Sembro sola, invece no, ho due guardie del corpo che vigilano sulla mia incolumità.
Mi sento davvero fortunata :-)
Certo che questo collegamento al Sè dà un sacco di vantaggi.
Ti svegli alla mattina e sai che non devi fare nulla se non essere aderente al dharma e poi, tutto si realizza!
Roba da matti!
Alla fine tutto si semplifica e anche il dolore si colora e anche le relazioni!

In questo anno, in palestra, ho guardato spesso negli occhi gli altri, senza fuggire. Vabbé, qualche volta non è successo, ma non poi così tanto spesso. In dotazione avevamo tutti attrezzi diversi, ogni tanto ce li scambiavamo, magari, più che uno scambio, era una condivisione.
Ora, qui, riporto al cuore immagini di sorrisi e lacrime, voci gioiose e tristi, racconti tormentati e consolati, sostenuti e accarezzati. Ora, qui, riporto incomprensioni che poi hanno compreso nel senso proprio di prendere dentro. Quanta roba!

Nessuno è mai stato abbandonato e chi abbandona può tornare. Si, può tornare e ricominciare senza dover nulla spiegare.
E' fantastico!
Poi, alla fine, se uno vuole, può anche sostenere un esame. C'è una commissione che ti fa parlare e tu gli racconti quello che senti di dover raccontare. Il bello è che stanno tutti attenti ad ascoltarti che non è cosa che succede spesso di questi tempi.

Infatti l'allenamento in palestra si concentra molto sulla pratica dell'ascolto, sia di sé stessi che degli altri. Ti vengono due orecchie grandi, grandi collegate al cuore e poi alla bocca.
Questo passaggio è il più complicato. Questo collegamento alcune volte va in corto circuito e allora, l'allenatore, si ferma e ricomincia a spiegare come si fa. Si vede che ci tiene tanto che gli iscritti alla palestra stiano bene, che riescano a collegarsi al Sé.

 

Luogo: Il Blog del Counselor

05
July
2017

Un esempio di percorso evolutivo

una riflessione di Giovanni Codello, Corsista della Sede del Veneto

La Scienza della Meditazione - Marco Ferrini Counseling CSB

Nella settimana precedente al seminario di luglio, ripercorrevo sulle strade della memoria i due anni precedenti, in cui assistei alla presentazioni delle tesi di counseling ed immaginavo impressioni ed esperienze in linea con quelle già esperite.

Nulla di tutto ciò. Venerdì 30/06 il cielo serale di Ponsacco annunciava dolci auspici. Nubi scure, cariche di pioggia, preannunciavano una imminente pulizia del cielo, assicurando una brezza tersa e fresca, per accompagnare il riposo e l'inizio della giornata degli esami. Prende la parola Emanuela Mazzoni, membro esterno della commissione d'esame, per introdurre brevemente gli sviluppi in ambito normativo e professionale. Avverto subito un clima diverso dagli anni precedenti, forse è una mia percezione.  Una bella atmosfera, un ambiente attento. Iniziano le esposizioni. Ciò che mi colpisce è il tono autorevole ma allo stesso tempo empatico, rispettoso ed autenticamente interessato del commissario esterno. Le domande indagano per stimolare i candidati e scoprire le esperienze relative al tema di ciascuna tesi d'esame, le applicazioni pratiche negli ambiti in cui i novelli counselors si sono trovati ad operare.  Mi  sento ad agio, coinvolto, entusiasta, stupito di quanto ascolto. Ogni persona ha una storia e degli interessi propri. Ognuno è caratterizzato da uno stile espressivo, ma il linguaggio verbale e para verbale mantiene efficacia, trasmette emozioni e coinvolge. Tutto ciò mi attira ed incuriosisce. Realizzo di trovarmi di fronte a qualcosa di grandioso, persone che con un bagaglio di conoscenze concrete, motivazioni serie e disinteressate, capacità riscoperte in questo percorso, stanno già nel loro piccolo cambiando l'ambiente in cui si trovano ad operare, sia un ospedale, un hospice, una clinica, un ufficio, una scuola,  semplicemente una famiglia o il gruppo sociale in cui vivono. Mi sento quasi intimorito dalla saggezza, competenza, umanità dei laureandi. Dubito di me stesso, credo di non essere in grado di poter creare in futuro una tesi che possa dare un contributo concreto, altrettanto di spessore rispetto a quelle elaborate da queste persone straordinarie.  Tutte hanno compreso che il punto di partenza è l'”altro”. L'altro come focus del servizio, indirettamente mezzo per conseguire il proprio affrancamento dai fardelli psichici e riscoprire talenti, valori, un maggior entusiasmo di vivere. Il punto di partenza è il prendere le distanze dalle  motivazioni egoiche, al di la di attrazione o repulsione che li per li si manifestano in ciò che si deve fare.

 

Luogo: Il Blog del Counselor

19
August
2015

Il Viaggio dell'Anima

una riflessione di Cosetta, Corsista della Sede del Veneto

La Scienza della Meditazione - Marco Ferrini Counseling CSB

Da bambina mi sono spesso chiesta se per “Viaggio dell’Anima” si intendesse un peregrinare in luoghi sacri permeati dall’Anima di chi li ha resi tali, oppure uno spostamento interiore, esclusivamente introspettivo. In verità uno non esclude l’altro, anzi, ci si sposta verso l’esterno o verso l’interno in un moto perpetuo e compensativo di ricerca, necessaria al pieno riconoscimento dell’interiorità più pura. Questa comprensione, come un sasso lanciato in acqua, ampliò le onde di quella spinta indagatrice interiore, di carattere metafisico, che mi portò, negli anni, ad investigare sul perché fosse necessario un “Viaggio dell’Anima” e a cosa conducesse. Non eravamo forse già Anime fatte e finite? Cosa c’era da scoprire ancora e cos’era in realtà l’Anima?

Era parte del corpo o era distinta da esso? Era la psiche? Dove stava? Era nei nostri pensieri? Nel cuore? E ancora... era immortale o svaniva insieme alla nostra dipartita? Era, come dicevano molti, solo appannaggio dei poeti, cioè una ricompensa per qualcosa o era insita in noi dalla nascita?!

Osservando i movimenti delle persone mi pareva di cogliere varie tipologie di Anime. Anime semplici, complicate, caritatevoli, opportuniste, angeliche, diaboliche, bianche, nere, istigatrici, Anime che rodevano la persona, che l’ispiravano. La mia in particolare mi pareva un’Anima tormentata, tant’è che, per parecchi anni, scrissi sulla prima pagina del diario l’immancabile dedica: “Alla mia Anima in pena”.

A volte sentendo dire: “è una persona senz’Anima” un campanello d’allarme scattava, poi capendo l’espressione figurativa riprendevo la questione con l’aggiunta del dubbio: “ciò che guardo è l’Anima o il carattere? Che differenza c’è?”

Assieme a questi un’altro importante, interrogativo: “quali erano le coordinate del luogo verso cui l’Anima era diretta, attirata, richiamata e come agivano?”

Non erano riflessioni da intraprendere a cuor leggero, basti pensare a quei “viaggi” in cui è più facile “lasciarci l’Anima” invece che “ritrovarla”, perché da che tipo di movimento si compie il paradigma cambia.

Luogo: Il Blog del Counselor