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La libertà dei Santi e il campo morfogenetico di Rupert Sheldrake

DI PAOLA DE PAOLIS FOGLIETTA

L’approccio saldamente scientifico della psicologia moderna indaga l’inconscio, ma certo (generalmente, a parte alcune rare Scuole o singoli individui che si interrogano in tal senso) non si pone questioni sull’anima. Tutto ciò che va al di fuori di una spiegazione razionale e oggettivamente dimostrabile rientra nell’ambito del “paranormale” o di proiezioni ad effetto placebo, che a sentire i razionalisti, le personalità più deboli creano con la loro immaginazione.

Un punto di vista interessante che va oltre la psicologia, ma tenta di spiegare fenomeni difficilmente comprensibili con un metodo scientifico è quello di Rupert Sheldrake, biologo britannico, autore di numerosi saggi scientifici. Nel suo saggio “sette esperimenti per cambiare il mondo” introduce lo studio di alcuni comportamenti animali, sostenendo che la biologia accademica, rispetto alle altre scienze, è ancora sotto l’influsso di un modo di pensare antiquato, di un paradigma vecchio di tre secoli. Nello specifico, la biologia istituzionale è ancora dominata dalla visione meccanicistica della vita, secondo la quale tutti gli animali e le piante sono macchine complesse, il cui funzionamento è riconducibile per intero ai principi della fisica e della chimica.
Cartesio fu il primo a sostenere che il cosmo, incluso il corpo umano, è una macchina, e solo la “mente” umana, conscia e razionale è differente in quanto di essenza spirituale. Si supponeva che la mente interagisse con la grande macchina del corpi per mezzo di una minuscola sezione del cervello. La biologia accademica ha ereditato, sempre dal XVII secolo, la fede nel riduzionismo: i sistemi più complessi andavano scomposti in parti più piccole e quindi analizzati. In origine si credeva che gli atomi fossero l’elemento ultimo di ogni spiegazione del mondo fisico, mentre ora è risaputo che sono in realtà strutture complesse di attività di particelle subatomiche, a loro volta soggette all’interazione di campi di forze, così il fondamento della scienza materialistica apparentemente solido è franato. Per dirla con le parole di Karl Popper, filosofo della scienza, “attraverso la fisica moderna, il materialismo ha trasceso sé stesso”. Dagli anni sessanta in poi, l’intero cosmo ha abbandonato le caratteristiche di una grande macchina e ha assunto quelle di un organismo in via di sviluppo, che cresce sempre più creando via via nuovi sistemi organizzativi al suo interno. Nel frattempo la teoria quantistica ha rivelato aspetti paradossali della natura, come il fenomeno della non-località o non-separabilità, la quale prevede che i sistemi che un tempo costituivano un’unità abbiano mantenuto una connessione misteriosa pur trovandosi a chilometri di distanza.
Negli esperimenti che illustra e che invita a sperimentare personalmente, Sheldrake ci racconta lo strano fenomeno dei cani che aspettano il padrone scodinzolando quando questo è appena uscito dal posto di lavoro (nemmeno in arrivo dietro il vialetto di casa), anche in orari diversi dalla consuetudine, andando oltre le teorie dei riflessi condizionati. Oppure, come fanno a sapere gli uccelli migratori dove andare? Come fanno i piccioni viaggiatori a ritornare esattamente al punto in cui sono partiti avendo volato per centinaia di kilometri? Come fa in un nido di termiti profondo tre metri ad essere così perfettamente organizzato, anche se viene tagliato in due e non c’è più il collegamento del tutto? Come fanno le termiti a non scontrarsi e a trasmettersi informazioni, chi è in possesso del progetto del nido?
Seguendo la trattazione ci si avvicina ai processi mentali umani, così le nostre percezioni sono costruzioni mentali che coinvolgono l’attività interpretativa della mente. Nel momento in cui sono immagini della nostra mente, allo stesso tempo , sono al di fuori del corpo. La nostra mente si espande per raggiungere qualsiasi cosa incontri il nostro sguardo. Se guardiamo le stelle nel cielo, la nostra mente si allunga fino a raggiungere quei corpi celesti e questa interpretazione della percezione è straordinariamente vicina alla visione del Vedanta, che rappresenta l'essenza della Filosofia e Teologia Vedica. In effetti, soggetto e oggetto arrivano a confondersi: attraverso le percezioni, l’ambiente circostante viene portato dentro di noi e noi stessi siamo indotti ad espanderci verso l’ambiente esterno. Se la nostra mente si espande fino a “toccare” ciò che guardiamo, è possibile che l’azione del guardare influenzi le cose guardate. Nell’atto di guardare la persona, ad esempio, potremmo agire su di essa a livello sottile.

Un esperimento riguardava il potere dello sguardo, la sensazione di essere guardati, anche quando si è di spalle. Cosa ci dà la sensazione di essere guardati, che spesso scopriamo che coincide con la realtà? Quale “organo” ci dà questa percezione?

Un altro esperimento è relativo alla percezione dell’arto fantasma. Spesso capita a chi ha perso un arto (una mano, un braccio o una gamba) di avere ancora la percezione della sua esistenza o purtroppo la sensazione di dolore legato a quell’arto che in realtà non esiste più. Ora ci sono teorie neurologiche complesse che sono legate alla memoria e a parti del cervello collegati alla struttura fisiologica, ma il dolore per un arto che non c’è più non ha un fondamento scientifico, invade il campo della neuropsicologia. Sheldrake arriva a raccontrare storie incredibili in cui con riti di giusta sepoltura dell’arto, cessava la percezione del dolore da parte dell’interessato e la motivazione non era solo psicologica, come effetto placebo, ma psicofisica. L’arto perduto è una realtà vivente che appartiene al corpo fisico e al campo morfogenetico della sua esistenza, la nostra mente estesa lo registra come un pezzo di noi che continua a vivere staccato da noi.

La conclusione di questa affascinante discussione vuole dimostrare che le nostre menti si estendono in tutto il corpi e non rimangono relegate nel nostro cervello.
La nostra mente ha un grande potere, che è oltre all’intelligenza razionalistica, che parzialmente usiamo nella nostra vita ordinaria. Per esempio, le aspettative influenzano in maniera diretta le domande poste nell’indagine sperimentale. A loro volta queste domande danno forma al tipo di risposta che seguirà. Inoltre le aspettative dello sperimentatore agiscono sull’oggetto osservato generando la tendenza a vedere ciò che si vuole vedere e a ignorare ciò che non si vuole cogliere. Questa tendenza può dar vita a pregiudizi inconsci che influenzano la fase di osservazione e quella di registrazione dei dati, può provocare l’eliminazione dei risultati. Infine le aspettative dello sperimentatore potrebbero influenzare effettivamente ciò che accade.

Ci comportiamo come ci si aspetta da noi…

Queste interessanti esperimenti fanno riflettere su quel campo morfogenetico che intorno a noi pulsa, raccoglie informazioni e le comunica con gli altri. Più è ampio questo campo più siamo collegati con più persone e energie che circolano nell’universo e tanto più svilupperemo un certo tipo di veggenza. Capire in questi termini le persone ed entrare in armonia con il loro “campo” avrà pure un effetto di contaminazione, ma è la condizione inevitabile se si vuole sviluppare l’empatia.

Terminiamo con la seguente citazione, che ben riassume la visione di libertà, necessaria per vivere autenticamente la vita:

“Ciò che ci fa santi è compiere quello che dobbiamo fare con libertà interiore [ovvero liberi da aspettative, attaccamenti e condizionamenti].”
Luigi Maria Epicoco...


Rupert Shaldrake, Sette esperimenti per cambiare il mondo, Lit edizioni srl Castelvecchi, 1994
Marco Ferrini, Oltre i confini della mente: cos'è la meditazione? Perché praticarla?, Seminario 8-9 Ottobre 2017, Ponsacco, Pisa.